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venerdì 13 settembre 2013



Una delle componenti fondamentali dell’equipaggiamento subacqueo è sicuramente il giubbetto equilibratore, denominato anche GAV (giubbetto ad assetto variabile).
Il GAV assolve alla medesima funzione della vescica natatoria dei pesci: aiuta a raggiungere e mantenere un assetto neutro in immersione indipendentemente dalla profondità raggiunta.
La necessità di effettuare una compensazione d’assetto è legata alle mutazioni che l’insieme subacqueo e attrezzatura subiscono nel corso dell’immersione.
In particolare ci riferiamo a:
  1. schiacciamento della muta
  2.  svuotamento delle bombole legato al consumo d’aria con conseguente alleggerimento delle stesse
Ciò produce effetti molto evidenti sull’assetto del subacqueo.
Il GAV assume quindi un ruolo estremamente utile nelle varie fasi dell’immersione soprattutto perché:
  • aumenta il comfort dell’immersione
  • aiuta a diminuire lo sforzo e quindi riduce il consumo d’aria
  • aumenta la sicurezza in immersione
Ecco perché il GAV è da considerarsi una componente fondamentale dell’equipaggiamento subacqueo.

GAV anulare

GAV tradizionale
GAV a volume posteriore




Costruttivamente un GAV si compone di tre parti fondamentali: camera d’aria, comandi, imbracatura per la bombola.






Comandi
Il funzionamento del GAV si basa essenzialmente su valvole di immissione e scarico dell’aria.
L’immissione d’aria avviene attraverso l’inflator (il comando del GAV). L’inflator stesso, nei modelli meglio realizzati per ergonomia e funzionalità presenta due pulsanti opportunamente posizionati a L in modo da evitare confusioni.
Abbiamo due tipologie di inflator:
  • Con valvolina, più economici e con portata d’aria volutamente ridotta
  • Con pistoncino che apre o chiude una luce di passaggio dell’aria, molto semplici, affidabili, robusti e con grande portata d’aria; molto più costosi
Di solito l’inflator viene posizionato a sinistra, ma su alcuni modelli esso può venire montato anche sulla destra. Nei modelli ad uso sportivo, l’inflator assolve anche alla funzione di scarico rapido agendo per trazione sulla valvola apicale.
Le valvole di scarico rapido e sovra-pressione possono essere variamente posizionate (di solito in modo da essere facilmente accessibili e da scaricare l’aria in eccesso in posizioni insolite).

Inflator a pistone
Inflator con valvolina

Valvola di scarico rapido


Niente scarico rapido nei modelli tecnici



Inflator con scarico rapido incorporato

































Camera d’aria
La parte gonfiabile del GAV è la sacca che, variando il proprio volume in relazione al gonfiaggio, consente la variazione di assetto (il principio di Archimede e la relazione Pressione*Volume= costante).
Costruttivamente la sacca pneumatica può assumere più forme e strutture.
Riguardo alla forma abbiamo: giubbetti a gonfiaggio posteriore e giubbetti a gonfiaggio tradizionale.
In relazione alla struttura possiamo avere equilibratori mono-sacco (camera d’aria e sua protezione integrate) e doppio-sacco (una camera d’aria ed una sacca di protezione separate).
Modello “doppio sacco”
Modello “monocamera”
Il mono-sacco è il più diffuso attualmente per:
  • Costi di produzione ridotti
  • Semplicità costruttiva
Il doppio sacco (quello vero) lo troviamo solo nei modelli di fascia più alta del mercato per:
  • Alti costi di produzione
  • Complessità costruttiva
Esistono in proposito una varietà di opinioni e conseguentemente una varietà di preferenze.
Chi scrive ritiene che il GAV doppio sacco sia decisamente superiore al mono-sacco per una serie di fatti indubitabili:
  1. la robustezza
  2.  la possibilità di riparare la camera d’aria (ripeto separabile ed estraibile)
  3. la possibilità di meglio conformare il GAV
  4. la capacità della sacca e quindi la spinta che il GAV può dare
  5. la rifinitura
In relazione alla forma possiamo distinguere i GAV in funzione della distribuzione delle masse d’aria: equilibratori tradizionali ed  a volume posteriore.
Non esiste in assoluto una distinzione netta riguardo all’utilizzo ma solo una serie di preferenze personali.
Imbracatura per la bombola
La struttura che sorregge la bombola può essere di tipo rigido o morbido a secondo che sia presente o meno lo schienalino rigido.
Lo schienalino morbido necessita di due fasce di serraggio e solitamente presenta anche una culla di allocazione che semplifica le operazioni di assemblaggio.
Anche in questo caso, tutto dipende da preferenze personali.
Esempi di imbracatura morbida e doppia fascia di serraggio bombola
Esempi di schienali rigidi
Nella pratica
Circolano  numerose opinioni su quale sia il miglior modello di GAV, opinioni spesso guidate da interessi di parte. Con grande franchezza possiamo affermare che il miglior equilibratore in assoluto non esiste, ma esiste sicuramente il GAV più adatto a ciascuno di noi.
Nel disorientamento creato dalla grande offerta del mercato possiamo cercare di delineare dei criteri guida per la scelta, senza aver la pretesa che essi siano più di un semplice suggerimento.
Nei GAV a volume tradizionale cerchiamo di orientarci verso il modello che ci veste meglio: quello che ci offre da gonfio e da sgonfio la più ampia libertà di movimento. Il tessuto con cui il prodotto è realizzato ha una importanza notevole (influisce sulla robustezza) ma non riveste valore assoluto. In certi GAV si parla di tessuti supercorazzati, ma nulla si dice della morbidezza e flessibilità del tessuto stesso: pensate che un jacket debba vestire come un busto ortopedico? Allora tenete presente che il comfort dipende anche dalla capacita del GAV di adattarsi al vostro corpo (il doppio sacco non teme confronti  in proposito).
La zavorra integrata merita una considerazione a parte: quale comodità offre realmente? Il gruppo ARA ne risulterà sicuramente appesantito fuori dall’acqua. Personalmente nei giubbetti equilibratori a volume tradizionale, sono contrario all’uso della zavorra integrata.
Nei GAV a volume posteriore, cerchiamo di distinguere bene tra nostre reali necessità e suggestioni create dal mercato. Che un GAV a volume posteriore sia utilizzato da un campione di immersione profonda o meno, poco o niente influisce sul prodotto finito. Consideriamo sempre che si tratta di suggestione pubblicitaria.
Entriamo nello specifico:
Piastra metallica come schienale: posto che non sarà comoda, ci serve veramente? Quali attrezzi dobbiamo agganciare al nostro GAV che uno schienale morbido o rigido in tecnopolimero non può reggere? Avete mai avuto problemi di stabilità con il jacket che avete fino ad oggi utilizzato (posto che la taglia era corretta)?
Volume della camera d’aria: quanta spinta positiva vi occorre nelle immersioni che normalmente praticate posto che la vostra pesata d’assetto sia corretta? Rispondetevi con obiettività e troverete la risposta al quesito. Direi che un volume di una trentina di litri d’aria sarà sufficiente nella maggior parte dei casi.
Imbracatura: deve essere robusta, comoda e facile da gestire. Qualcuno ritiene che lo schienalino con cui ci si immergeva tanti anni addietro sia più comodo dell’imbracatura dei moderni GAV? Allora pensate che sia opportuno dotarsi di un GAV privo di imbracatura come uno schienalino? Indossate i diversi modelli e individuate quello che meglio vi veste.
Inflator: se parliamo di GAV tecnico, il comando deve essere rapido e potente, in grado di stoppare una discesa veramente veloce. Scartiamo allora i comandi a valvolina! Lo scarico rapido a trazione nel corrugato nei modelli realmente tecnici non esiste: ciò che non c’è non si può rompere. E se rimangono delle perplessità considerate anche che le immersioni tecniche non sono per tutti: sono per coloro che sanno gestirle (lo scarico fine è ciò che occorre).
I ganci metallici: guardiamo sempre a ciò che serve realmente. Osserviamo se il loro posizionamento è utile o sono lì solo per “abbellire”. Tra 4 anelli ben posizionati e 12 anelli sparsi, credo che vi sia poco spazio per i dubbi….
La zavorra integrata: nel volume posteriore sicuramente aiuta a mantenere un assetto verticale se essa viene posizionata posteriormente, diciamo verso la zona renale. Osservate che il sistema di sgancio non sia macchinoso ma semplice = affidabile.
Vorrei ora aggiungere delle considerazioni molto personali; riflettete e provate se ve ne capita l’occasione. Sarà molto istruttivo.
Il GAV non ha la funzione di giubbetto di salvataggio, cioè non deve garantire ad una persona in stato di incoscienza la posizione a testa emersa. L’unico GAV che assolve a tale funzione (cioè con tale omologazione) è il modello a collare: equipaggiamento standard delle forze armate.
Fatta questa premessa possiamo osservare che il GAV a gonfiaggio tradizionale può offrire la posizione a testa emersa ma non la garantisce. Il Gav a gonfiaggio posteriore presenta una differente distribuzione delle masse d’aria e quindi erroneamente molti “esperti” sostengono che tale modello spinga il subacqueo in superficie con la faccia in acqua. Questa è una mezza verità, frutto soprattutto di ignoranza; infatti la spinta in avanti esiste solo a GAV completamente gonfio (mi dite a chi occorre una spinta di galleggiamento superficiale di 20 o 30 Kg? Non è che si è zavorrati male?); usato correttamente, tale GAV, non completamente gonfio, consente il normale assetto in superficie (se poi la zavorra integrata del GAV è ben disposta potrete osservare il gruppo ARA rimanere in galleggiamento perfettamente verticale).
Qual è il criterio di scelta del modello più adatto a noi?
  1. La comodità
  2. La libertà di movimento offerta
  3. La qualità dei materiali (quella vera, non quella dichiarata)
  4. La bontà dell’inflator (a pistone)
  5. Il giusto posizionamento di ganci e di tasche
  6. Il fascione ventrale (meglio se con richiamo elastico per compensare lo schiacciamento della muta)
  7. Il volume della sacca proporzionato al tipo di immersione praticato
  8. La capacità del GAV indossato di rimanere in posizione (gonfio o sgonfio) senza chiudere cinghiagli sternali o ulteriori fibbie oltre il fascione
  9. L’assenza di costrizione a GAV completamente gonfio
  10. La relazione morbidezza del tessuto con la vestibilità
Rivolgetevi a strutture di vendita specializzate ove avrete modo di osservare, toccare, provare differenti modelli tra quelli in commercio. Fatevi consigliare dal personale addetto alla vendita e verificate, in relazione ai suggerimenti forniti, se vi consiglia correttamente o meno.
Il decalogo fornito, le considerazioni espresse si riveleranno estremamente utili per effettuare anche una selezione tra un rivenditore ed un altro.
Il personale esperto seleziona a monte gli equipaggiamenti che ritiene più validi e non vi proporrà uno strumento non adatto alle vostre esigenze.


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